Le origini

Luigi Orione studente a Valdocco
Giovanni Luigi Orione nasce a Pontecurone, nella pianura alessandrina tra Tortona e Voghera, il 23 giugno 1872.
È il quarto figlio di Vittorio Orione e Carolina Feltri, dopo Benedetto (1859), Luigi (1864) e Alberto (1868). In famiglia viene chiamato Luigi, secondo l'usanza del tempo di dare al nuovo nato il nome di un fratello morto in tenera età.
Carolina è una donna di straordinaria forza. Rimasta presto senza padre, a quindici anni inizia a lavorare come cameriera nell'osteria di Pontecurone per aiutare la madre vedova a mantenere le sorelle più piccole. È lì che incontra Vittorio Orione, allora soldato. Un suo deciso schiaffo, dopo qualche apprezzamento di troppo, rimane impresso nella memoria del giovane. Otto anni dopo Vittorio torna a cercarla: nasce il fidanzamento e l'11 febbraio 1858 si sposano.
Vittorio fa il selciatore di strade. È un uomo concreto, di idee garibaldine e poco incline alla pratica religiosa. Durante l'estate Luigi lo accompagna nei lavori nel Monferrato, imparando il valore del sacrificio, della fatica e del lavoro ben fatto. Da lui eredita anche una particolare sensibilità verso la giustizia sociale e gli ultimi.
Tra scuola, parrocchia e amicizie, Luigi manifesta presto una vivace intelligenza, una naturale capacità di guidare i compagni e un profondo desiderio di consacrare la propria vita a Dio.
L'incontro con Don Bosco
Il 4 settembre 1885 entra nel collegio dei Francescani di Voghera, poiché la famiglia non dispone dei mezzi necessari per mantenerlo in Seminario.
L'anno successivo, il 4 ottobre 1886, il viceparroco di Pontecurone, don Francesco Milanese, lo accompagna all'oratorio di Valdocco, fondato da San Giovanni Bosco.
Don Bosco è ormai anziano e malato, ma continua ad essere il punto di riferimento dei suoi ragazzi. Luigi viene inizialmente seguito da don Michele Rua, futuro primo successore del Fondatore, ma ha anche il privilegio di confessarsi direttamente da Don Bosco.
È lui a rivolgergli una frase che accompagnerà tutta la sua vita:
«Ricorda! Noi saremo sempre amici!»
Il 17 dicembre 1887 Luigi si confessa per l'ultima volta da Don Bosco.
Da lui impara l'amore incondizionato verso i giovani e una fiducia assoluta nella Divina Provvidenza. Negli stessi anni conosce anche l'opera di San Giuseppe Benedetto Cottolengo a favore delle persone con disabilità: qui affondano le radici dei due grandi amori che caratterizzeranno tutta la sua vita, i giovani e gli ultimi.
A diciassette anni entra nel Seminario di Tortona per iniziare gli studi filosofici.
La nascita della Piccola Opera

Don Orione a Cassano Jonio con Monsignor La Fontaine e un gruppo di orfani nel 1909
Frequentando l'Oratorio e il Seminario, Luigi entra in contatto con molti giovani poveri che rischiano di non poter proseguire gli studi. Matura così il desiderio di aprire un collegio che permetta anche ai meno abbienti di coltivare la propria vocazione.
Il 15 settembre 1893, festa dell'Addolorata, presenta il progetto al Vescovo, che gli accorda la propria approvazione.
Un ragazzo dell'Oratorio gli parla di una casa disponibile nel quartiere di San Bernardino.
Il proprietario, il signor Stassano, chiede 400 lire di affitto da versare entro otto giorni.
Ma dove trovare quella somma?
Mentre riflette sul da farsi, sul ponte del torrente Ossona incontra la signora Angiolina Poggi. Saputo dell'imminente collegio, la donna gli affida tutti i risparmi destinati agli studi del nipote: 400 lire, esattamente la cifra necessaria.
La Divina Provvidenza aveva già provveduto.
Il 15 ottobre 1893, a soli ventuno anni, Luigi Orione apre il primo collegio della futura Piccola Opera della Divina Provvidenza.
Il 13 aprile 1895 viene ordinato sacerdote.
Tra terremoti e carità
Il 10 gennaio 1902 Don Orione viene ricevuto in udienza privata da papa Leone XIII, al quale presenta la prima Regola del suo Istituto.
Negli anni successivi la sua opera cresce rapidamente. Il primo Figlio della Divina Provvidenza è don Gaspare Goggi, che emette la professione perpetua nelle sue mani.
Il 28 dicembre 1908 il terremoto e il maremoto devastano Messina e Reggio Calabria.
Don Orione parte pochi giorni dopo e rimane per oltre tre anni tra le popolazioni colpite. Le sue capacità organizzative sono tali che viene nominato Vicario Generale della diocesi di Messina.
Nel febbraio del 1912 rientra a Tortona, ma la sua missione continua senza sosta.
Tre anni dopo, il 13 gennaio 1915, un nuovo terremoto colpisce la Marsica. Ancora una volta parte immediatamente per soccorrere le popolazioni.
Ignazio Silone, testimone diretto del suo operato, lascerà uno dei ritratti più belli di quel "prete piuttosto strano" nella raccolta Uscita di sicurezza.
Il Piccolo Cottolengo e la carità senza confini

La cascina Restocco
Intorno ai cinquant'anni il cuore di Don Orione si apre sempre più agli ultimi: malati rifiutati dagli ospedali, persone sole, disabili, poveri ed emarginati.
Il 4 agosto 1921 parte per il suo primo viaggio missionario in Brasile, Argentina e Uruguay. In America Latina apre numerose case destinate ai desamparados, cioè a chi non ha protezione né una casa dove sentirsi accolto.
Lo stesso spirito anima anche le opere italiane.
Il 19 marzo 1924 apre a Genova Marassi il primo Piccolo Cottolengo.
Da questo momento la Piccola Opera vive una nuova stagione. Senza abbandonare i giovani, Don Orione sviluppa un'opera di carità originale, ispirata anche all'esperienza del Cottolengo, con una caratteristica ben precisa: le porte rimangono sempre aperte a ogni forma di sofferenza.
«La porta del Piccolo Cottolengo non domanderà a chi entra se abbia un nome, ma soltanto se abbia un dolore.»
Da Buenos Aires, il 13 aprile 1935, scrive:
«Al Piccolo Cottolengo si vive allegramente: si prega, si lavora, nella misura consentita dalle forze; si ama Dio, si amano e si servono i poveri. Negli abbandonati si vede e si serve Cristo, in santa letizia. Chi più felice di noi?»
Nel 1933 nascono due nuovi "fari di fede e civiltà": il nuovo Piccolo Cottolengo di Genova Paverano e il Piccolo Cottolengo Milanese, destinato a diventare uno dei luoghi più rappresentativi dell'Opera.
Gli ultimi anni

Don Orione a bordo della nave Conte Grande
Gli incessanti viaggi, l'impegno missionario e il servizio ai più poveri mettono a dura prova la salute di Don Orione.
Nel marzo del 1939 viene colpito da un primo attacco di angina pectoris.
All'inizio del 1940 un grave infarto lo costringe ad accettare il consiglio dei medici e a partire per Sanremo.
La sera prima della partenza saluta i suoi ragazzi con quella che sarà la sua ultima "buonanotte", secondo una tradizione imparata da Don Bosco.
«Ora mi vogliono mandare a San Remo... Però non è tra le palme che io voglio vivere!... Se potessi esprimere un desiderio, direi che non è tra le palme che voglio vivere e morire, ma tra i poveri che sono Gesù Cristo!».
Alle 22.45 del 12 marzo 1940 conclude la sua vita terrena pronunciando le sue ultime parole:
«Gesù! Gesù! Vado...»